
Un incontro di luce e fiducia
Ero sulla nave per la Grecia, il sole era già sceso e stavo scattando alcune foto con la mia macchina stenopeica istantanea.
Un uomo mi ha visto e si è avvicinato, curioso: mi ha chiesto in inglese se potevo fare una foto alla sua famiglia.
Non capivo bene, così gli ho chiesto se parlava italiano.
«Certo, sono albanese», mi ha risposto con un sorriso.
Gli ho spiegato che c’era poca luce, che non era il momento giusto, e lui è tornato un po’ sconsolato dalla moglie.
Pochi secondi dopo, però, ho cambiato idea.
Mi sono detto che non importava se la foto sarebbe venuta mossa o imperfetta: valeva la pena provarci.
Ho preso la macchina, gli ho spiegato che non aveva lenti, che l’esposizione sarebbe durata sei secondi e che forse lo scatto sarebbe risultato diverso da come lo immaginavano.
Hanno accettato subito, sorridendo.
Il bambino, immobile e concentrato, è stato bravissimo.
La foto è venuta, morbida e sospesa, come un ricordo che non appartiene solo a un istante ma a un gesto condiviso.
Ho voluto farne anche una con il telefono, per conservare quel momento: il padre che tiene tra le mani la fotografia appena nata, e la luce del tramonto.
Prima di pubblicare la foto, ho chiesto il loro permesso: erano orgogliosi e felici che quella piccola immagine li raccontasse.
È stato un piccolo atto di fiducia reciproca, un ritratto nato da un “no” che si è trasformato in “sì”, da un istante di esitazione alla gioia semplice di dire: facciamolo lo stesso.


